Telemarketing: bastano due chiamate sgradite per attirare una pesante sanzione del Garante della Privacy

Telemarketing: bastano due chiamate sgradite per attirare una pesante sanzione del Garante della Privacy

 

Se l’operatore di telemarketing sbaglia interlocutore bastano due chiamate sgradite per attirare una pesante sanzione. In particolare se l’azienda omette di fornire riscontro alle legittime richieste dell’ignaro utente e a quelle dell’autorità centrale. Lo ha chiarito il Garante per la protezione dei dati personali con l’ordinanza ingiunzione n. 126 del 7 aprile 2022.

Una telefonata in più costa cara all'azienda

{show usergrouplevels=”Registered,Author,Editor,Sostenitori”}Un cittadino ha proposto reclamo lamentando l’omesso riscontro da parte di una società di telemarketing ad una richiesta di esercizio dei diritti volti ad ottenere informazioni sui trattamenti dei propri dati ovvero l’origine del dato relativo alla propria numerazione telefonica mobile personale. In pratica l’utente ha ricevuto una chiamata telefonica nonostante abbia precedentemente comunicato alla società di non essere interessato e di non voler più essere disturbato.

Il cittadino ha quindi inviato ripetutamente alla società la richiesta di esercizio del diritto d’accesso ai sensi dell’art. 15 del regolamento ma senza successo. La società è stata successivamente contattata dall’autorità garante per avere informazioni anche in questo caso senza alcun riscontro concreto.

Il garante per la protezione dei dati personali ha quindi contestato alla ditta una serie di violazioni inerenti al comportamento negligente. In buona sostanza, a parere dell’autorità, risulta “comprovata la condotta della società che ha operato due contatti promozionali nei confronti dell’interessato senza aver acquisito dal medesimo il consenso al relativo trattamento dei dati e, successivamente, ha omesso di fornire riscontri in occasione del successivo esercizio, da parte dell’interessato stesso, dei diritti di cui agli artt. 15, 17 e 21 del regolamento rendendo pertanto impossibile l’esercizio medesimo e sottraendo al reclamante il controllo dei propri dati personali”.

La società ha poi omesso di fornire riscontro anche alle richieste del garante privacy determinando un rallentamento dell’azione amministrativa. Per questo motivo la sanzione adottata risulta severa ed è stata individuata nella misura di 20 mila euro oltre alla pubblicazione integrale del provvedimento sul sito dell’autorità.

Fonte: Italia Oggi del 28 giugno 2022 – di Stefano Manzelli{/show}

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